Il controllo dei media, la diffusione del pensiero dominante attraverso gli infiniti strumenti offerti dalla tivù generalista, il bavaglio ai giornalisti indipendenti, il tentativo di neutralizzare la rete. A questi strumenti di limitazione delle dinamiche democratiche, ormai tristemente abituali, il regime berlusconiano ne aggiunge uno nuovo.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha annunciato una tassa sui cortei lo stesso giorno in cui l’assessore alla cultura della Provincia di Palermo, Eusebio D’Alì, scagliava la sua fatwa contro i Litfiba. La colpa grave del gruppo rock: aver osato criticare, durante un concerto, il pulripregiudicato Silvio Berlusconi ed un malvivente condannato a sette anni per mafia: Marcello Dell’Utri, già nei guai (due anni e tre mesi) per false fatture e frode fiscale, ed attualmente coinvolto nello scandalo P3.
Secondo D’Alì, per aver osato tanto Piero Pelù non dovrà più esibirsi in Sicilia. Alemanno, dal canto suo, preannuncia un provvedimento che imporrà una tassa a chiunque vorrà dare visibilità al proprio dissenso sfilando in corteo attraverso le vie della città eterna. Gli amministratori locali pidiellini forniscono, così, il loro apporto alla piena realizzazione del disegno piduista: il dissenso vietato.
Gabriele Sola