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La tecnica è rodata: gli avversari politici del ducetto di Arcore la conoscono bene per averne assaggiato la violenza. I picchiatori mediatici di Cesare sono perennemente in servizio, pronti all’intervento non appena arriva, da Palazzo Grazioli, l’ordine di impugnare le mazze ed entrare in azione. Si chiamano Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro. Di norma si muovono con discrezione, nell’ombra, cercando collaborazione tra informatori avvelenati, magari espressione di bande paramassoniche. Gettonatissimi i vecchi amici del boss, in particolare quelli reduci dalla P2 e/o i soci occulti delle associazioni criminali, meglio se specializzati in dossieraggi farlocchi.

Una volta massacrato di botte il nemico, lo trasportano dolorante in piazza. Averlo ricoperto di lividi brandendo il manganello della calunnia soddisfa le sadiche pulsioni del capo, che in un orgasmo di onnipotenza s’illude di avere umiliato urbi et orbi l’avversario. Le tivù e i giornali di regime faranno il resto: perfezioneranno lo sputtanamento ed eviteranno con cura di dare visibilità alla sacrosanta reazione del malcapitato. Che – come ampiamente dimostrato da Antonio Di Pietro, il “nemico numero uno” del ducetto – riuscirà a smontare senza fatica le menzogne strumento del pestaggio mediatico.

I manganellatori, che qualcuno continua ostinatamente a definire “giornalisti”, per nulla turbati dalla figuraccia seguita all’ultimo attacco portato al leader dell’Italia dei Valori, in questi giorni si stanno accanendo su Gianfranco Fini. E, per non farsi mancare nulla, le stanno suonando di santa ragione pure alla sua compagna ed a tutta la famigliola.

Picchiano duro, Vittorio e Maurizio. Sono pagati per questo.

 

 

Gruppo Italia dei Valori
Consiglio regionale della Lombardia